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Vacanze diverse
15/06/2006

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Un' occasione per conoscere altri usi e costumi, partendo dai cibi, quelli ancora tipici per luoghi e persone. Sono grata al Sig. Rino, che con pazienza mi ha regalato ricettine antiche e tipiche della sua famiglia. Non so se saranno riproducibili, ho acquistato formaggi e farine, dalle quali sperimentare qualcosa. Sperando nell'aiuto di qualche forumista.

 

Io le ho gia trascorse! Non sono state un periodo riposante e di divertimento, inteso nell' accezione comune del termine: vita mondana, esperienze leggere, che sono più adatte  a gente più giovane, che le aspetta con ansia, dopo un anno di lavoro stressante.
Per me sono l'occasione per immergermi in una situazione tutta diversa  dalla mia usuale, di pensionata e casalinga, per scoprire tradizioni, usi e storia del luogo dove mi reco.
Da persona che vive nella pianura più piana che ci sia, l'aspirazione prima è quella di andare in montagna, ma non queste qui vicine, colline dolci e tranquille, ma nelle Dolomiti, e ogni volta vissute in prospettive attraenti, sia per il panorama, che per le identità diverse delle genti.
Il Bellunese, nel Veneto, ha caratteristiche molto differenti da quelle del Trentino e dell'Alto Adige, vi sono valli ancora semisconosciute, vi sono panorami anche qui da mozzafiato,quali i massicci della Civetta e del Pelmo e Pelmetto. Un riferimento forte è Cortina d'Ampezzo, con strutture turistiche all'avanguardia e una vita sociale-mondana molto elevata.
Io mi sono invece, con marito e cane, sistemata in un ottimo appartamento di un complesso residenziale in un paesino della Valle Zoldana.
Questo paese e gli altri della zona, hanno la strana particolarità di avere la maggior parte della  popolazione che emigra stagionalmente per portare l'arte gelatiera in tutta Europa e nel mondo. A Longarone. comune abbastanza grande, al fondo della valle, si svolge una fiera del gelato, di livello nazionale, con distribuzione di targhe di qualifica e medaglie. Un cibo, così voluttuario, almeno negli anni in cui iniziò questa attività nuova per la Valle, è praticamente in forte contrasto con la tipica tradizione culinaria del posto, elementare, basata solo sull'utilizzo di latticini, farina di mais, gialla e bianca, delle papate, dell'orzo.
Mi riferisco alla cucina tradizionale, perchè ora possiamo parlare di una globalizzazione del mangiare, per cui trovi  quasi le stesse ricette ovunque, ed è sempre più difficile riconoscere le identità locali, tipiche.
Il banco refrigeratore del macellaio e del salumiere ti offre alla vista i tagli di carne per la fettina, trovi il pollo, le salsicce, la mortadella, il Parma, Il San Daniele, ma anche i canederli del Tirolo, i Landjaeger,  i Wienerli, la cotoletta alla milanese, lo speck e poi i formaggi alpini, ma anche la mozzarella, le ricotte vaccine, ma anche quelle affumicate.
La mia curiosità, visto che avevo tempo e obiettivi chiari in testa, l'ho potuta soddisfare rivolgendomi alle persone del luogo; dalle persone anziane ho ricevuto solo nomi strani di piatti tipici, ma incertezza nella descrizione del procedimento, ma, non arrendendomi, dal gestore del Frutta e Verdura del paese, dove  facevamo quotidianamente la spesa,  ho avuto un simpatico riscontro. Un signore, di nome Rino, dall'entusiasmo ancora fresco per le  tradizioni della propria famiglia, anzi con competente nozione dei procedimenti in cucina, ha avuto pazienza con me (meno pazienza l'ha avuto mio marito, fuori ad aspettare, con Chicco al guinzaglio!), mi ha dato alcune ricette, che pur non avendo grande risonanza nel mondo culinario odierno (In Internet,  è difficile trovare anche solo i titoli delle ricette), hanno uno stretto nesso con le caratteristiche locali, con l'agricoltura risicata che si poteva ricavare dai luoghi impervi, boscosi o franosi.
Soprattutto la particolarità dell'architettura abitativa colpisce il turista; ancora in buone condizioni, numerosi in certe località, sono i tabià, l'unità non solo abitativa per le famiglie, ma un complesso sistema di autogestione delle attività di allevamento di bestiame o ovini nella stessa struttura, in sasso e legno, adatta al periodo invernale, dove l'isolamento per il gelo, la neve e la impraticabilità delle strade (un tempo essenzialmente delle mulattiere), la sopravvivenza per uomini e animali era assicurata.
Oggigiorno queste strutture sono state per la maggior parte restaurate, gli emigrati hanno potuto permettersi questo, ridando valore all'ambiente, per cui da alcuni anni, anche in queste zone c'è un richiamo turistico, che si incrementa sempre di più.

 

Tabia della Val Zoldana.jpg

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(*)  Legge del 22 aprile 1941 n° 633. Cfr anche Il diritto d'autore in internet.

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