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Fitoalimurgia, mai praticarla con leggerezza
19/04/2011

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Fitoalimurgia letteralmente significa "alimenti vegetali spontanei raccolti dall’uomo in momenti di carestia"; oggi è un passatempo di moda, ma va praticato con competenza e attenzione.
Ci sono persone entusiaste o per moda o per voglia (sperando che non sia una "mania") del naturale, convinte che "è sano perché è naturale", che si danno alla raccolta di erbe con conoscenze minime o empiriche, basate magari sulla lettura di qualche libro con alcune figure.
E questo può essere davvero pericoloso più di quel che si crede
Le persone anziane che raccoglievano erbe per integrare una dieta povera, le conoscevano e le riconoscevano. La pratica fatta fin da bambini e con costanza, i trucchetti che i nonni insegnavano li aiutavano.
Inoltre alcune piante raccolte, anche se vagamente tossiche, venivano comunque mangiate perché la scelta era tra un brutto mal di pancia e la fame...
 
Per noi moderni animali di città (anche se si vive in campagna lo siamo, non neghiamolo: chi non ha elettricità, acqua corrente e telefono?) abbiamo spesso perso questo patrimonio orale e pratico e ci diamo all'hobbistica.
Si può essere bravi in qualcosa per hobby, ma non si può mettere in pericolo la vita propria e altrui per il diletto o per "passione del naturale".

Inanzitutto vi consiglio di scaricarvi questo bel pdf del centro antiveleni di Niguarda. É semplice, ben fatto e soprattutto mette in chiaro quanto può essere pericoloso improvvisarsi raccoglitori di erbe spontanee.
Riporto da qui la definizione e un chiarimento su cosa significa fitoalimurgia.
La raccolta di piante spontanee per scopi alimentari prende il nome di Phytoalimurgia = Fitoalimurgia, che letteralmente significa “alimenti vegetali spontanei raccolti dall’uomo in momenti di carestia”. La Phytoalimurgia, ai nostri tempi, è un passatempo di moda, come se fosse una novità. Nella società attuale, la fitoalimurgia riveste ruoli ben diversi rispetto a quelli del passato: non più necessità alimentare, ma puro interesse per i prodotti naturali. Le corrette conoscenze fitoalimurgiche, se proficuamente indirizzate alla conoscenza della flora e della vegetazione, renderebbero possibile l’individuazione e la conservazione dell’enorme potenziale genetico (germoplasma) delle specie spontanee. In molti casi, invece, le presunte conoscenze botaniche fanno della fitoalimurgia una certezza volta all’utilizzo alimentare di piante ritenute alimentari, che invece purtroppo talvolta provocano casi di intossicazione, anche mortale.
Solitamente è la primavera la stagione in cui più frequentemente le persone si dedicano alla raccolta delle piante spontanee per scopi alimentari, anche per la radicata convinzione che consumando tali vegetali potrebbero “depurarsi” oppure “depurare il sangue”. Ricordiamo che la “depurazione” non esiste come attività biologica e/o farmacologica, non ha nessun riscontro in letteratura, è solo un modo di dire e di pensare certamente errato e fuorviante.
Quello che vogliono dire è molto semplice. Non tutti hanno le conoscenze per andare per campi a raccogliere le erbe spontanee. Bisogna limitarsi a ciò che si conosce davvero benissimo, altrimenti si rischia di far danni, perché ben che vada ci si può intossicare.
E non basta basarsi sulle foto: le foto non danno l'idea delle dimensioni, della consistenza, dell'esatta rugosità o pubescenza degli organi vegetali. Bisogna conoscere dal vero e davvero.

Per esempio:
queste foglie

Allium ursinum - immagine da www.naturamediterraneo.com
 
e queste altre

Convallaria majalis - immagine da www.fungoceva.it
 
vi possono sembrare molto simili. Non lo sono, ma se ci basa sulle foto...
Della prima pianta si usano le foglie (ma anche i bulbi) per il loro intenso aroma d'aglio, piacevole senza gli "effetti collaterali" del bulbo; sono ottime crude e cottei entrambe queste piante si raccolgono i getti. L'altra è una bellissima e profumatissima pianta sia selvatica che coltivata che contiene in tutta la pianta (radici, foglie, fiori, frutti) glucosidi cardioattivi, molto simili a quelli della digitale, che possono compromette in modo serio la funzionalità cardiaca, fino anche ad essere mortale.

E questi getti, che in primavera molti vanno a raccogliere come "asparagi selvatici"?

 

 
 
sinceramente, li distinguete dalle foto?
Io sì (da botanica e da raccoglitrice d'erbe fin da piccolissima con nonni e/o genitori) , ma solo perché conosco dei piccoli particolari che me lo permettono (soprattutto tra la seconda e la terza, similissime). Sono tre piante diverse. Eppure cercandole nel web, le ho trovate spesso confuse e scambiate l'una con l'altra in vari blog e siti di cucina. Ma mentre la prima è buona, anzi fa bene, le altre due son tossiche. Le mangiano. Per fortuna non sono mortali ai dosaggi culinari e un po' le tossine sono termosensibili. MA (scritto maiuscolo apposta) i dosaggi dei componenti vegetali non sono costanti nelle piante, dipendono da un sacco di fattori (per questo anche con la fitofarmacopea bisogna andare cauti anzi cautissimi, anzi - se si è autodidatti - meglio lasciar perdere). Una volta, due volte, tre, può andar bene, ma non è detto che succeda sempre.
Per la cronaca i primi sono i getti dell'Humulus lupulus (luppolo - bruscandoli, brunscansi, luvertin, luvertis...), i secondi della Dioscorea communis (Tamus communis) (tamaro) che contiene saponine con proprietà emetiche (provocano il vomito)ed irritanti delle mucose intestinali e i terzi della Clematis vitalba (vitalba, vitalbini) che per fortuna nei getti contiene pochi alcaloidi, però alcune persone sono sensibili più di altre o sono più minute (più piccole, più giovani) e quindi bastano dosi minori...
E finchè si raccolgono queste va tutto bene, ma alcune persone, poichè i getti sono sempre molto simili, possono confonderli con quelli della ginestra dei carbonai Cytisus scoparius o peggio ancora dell'aconito Aconitum napellum, l'una molto tossica, l'altra mortale (non esiste antidoto!)
 
Anche i fiori, che pure in genere sono organi molto riconoscibili possono trarre in inganno:
Quelli della Robinia pseudoacacia - ottimi fritti

 
possono essere confusi con quelli del maggiociondolo Laburnum anagyroides

  immagine da www.catenella58.it
 
Gli uni sono gialli, gli altri bianchi, ma spesso i colori  possono essere più o meno intensi a seconda delle piante e dei punti in cui crescono. Della seconda pianta tutta le parti sono tossiche, anche se in modo particolare i semi, per la presenza di alcaloidi quali la citisina, che dà seri problemi sulla funzionalità cardiaca.
 
Anche altre piante, o parti di esse, che si usano comunemente, come spesso ho detto nel forum, possono essere tossiche o - se usate in dosi eccessive - mortali: mandorle amare, semi di albicocca, borragine...
 
Quando le usate pensateci se è proprio il caso o se un po' di gusto, di profumo, di tradizione in meno sono poi così terribili...

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(*)  Legge del 22 aprile 1941 n° 633. Cfr anche Il diritto d'autore in internet.

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