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BREZEL, UNA PICCOLA, LUNGA STORIA
13/04/2006

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Notizie sul Brezel se ne trovano a bizzeffe dappertutto, se abiti all'estero dal tuo fornaio puoi avere l'opuscoletto.Io ho fatto una piccola rivisitazione.

Facciamo una piccola visita alla storia o raccolta di leggende, che riguardano il Brezel o Pretzel, a dir la verità mi sono salvata il risultato di molte ricerche che feci tempo fa su Internet, ma adesso vado a braccio (nel mio dialetto: a braz !) e comincio dall’altra parte.

 

Nei paesi tedeschi presso tutti i fornai si può avere l’opuscoletto che descrive ricette e storia di questo “pane”.

Un tempo, vado ai romani o giù di lì, erano le conquiste militari che portavano agli altri paesi usanze e costumi, dove poi si radicavano; la civilizzazione uniformava appunto il mondo di allora (come adesso la globalizzazione). I soldati, per comodità, portavano al braccio la pagnotta col buco. IL braccio = bracchium latino.

Poi nell’alto Medioevo, con la nascita di monasteri, vita conventuale, ma anche di operosità sul territorio (vicino al mio paese c’è  Nonantola – Benedettini – Abbazia : bonifica, dissodamento terreno, agricoltura, edilizia ecc…),  i bambini che andavano al catechismo dai monaci  venivano premiati con il braciadello, se imparavano bene a memoria le preghiere. In genere aveva una forma rotonda, poteva essere dolce.  Testimonianza di questo è la brazadela , il tipico dolce delle mie parti, che si cuoceva nei forni delle nostre case di campagna, in occasione delle feste importanti dell’anno, aveva una forma rotonda, dai 20 ai 30 cm di diametro totale, non troppo lievitata. Altra parentela sta nello  zuccherino , una ciambellina frolla ad anello, che veniva confezionato in famiglia, messo nelle bomboniere di anni fa, un velo legato a sacchettino, in occasione dei matrimoni, (da bambina quanti ne ho fatti, con tutte le cugine, più vecchie di me, che si sposavano!). Oggi c’è il ritorno a questo zuccherino, per le nozze! 

Tornando al Brezel, nei secoli ebbe delle modifiche nella forma, quella che conosciamo oggi richiama le braccia incrociate in preghiera, le mani posate sulle spalle. Raffigurazioni di questo si trovano anche in architettura.

Poi, nel XIII secolo assunsero, in Germania, il nome  Brezzitalla   Brezzitella  e da qui le varie denominazioni, svizzera Bretzel, bavarese e austriaco Breze-Brezen .

Nel tempo subentrarono modifiche, involontarie, secondo le leggende, nella rifinitura e cottura. A partire dalla prima metà dell’ ‘800  , prima della cottura nel forno, si immergono uno alla volta, usando una pinza o un mestolino, in una soluzione a freddo dal 3 al 5% max. di  Idrossido di Sodio (E524), una pratica ancora in uso, soprattutto presso i fornai, in casa è un po’ più problematico e con qualche pericolosità. La soluzione può essere usata alcune volte, poi viene portata in appositi contenitori, da noi ‘sta cosa non esiste.

Come diffusione possiamo riconoscere che è veramente planetaria,  capita persino (al bar a Merano), di avere accanto al tuo gomito appoggiato al tavolo, un brezel,ma di legno, bello brunito e lucente.

Un plauso alla brava Titty che ha riprodotto benissimo il moderno Brezel!

Il nome richiama in genere  un prodotto tipico dei paesi tedeschi ( in paesi anglo-americani come pretzel da quando gli olandesi li hanno importati là ).

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(*)  Legge del 22 aprile 1941 n° 633. Cfr anche Il diritto d'autore in internet.

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